Anno mille, millecento, tribolato inizio del secondo millennio.
E’ all'arrivo di un Pontefice in cerca di qualche scampo, che ci imbattiamo nel primo cenno storico riguardante la chiesa e il convento di S.Giovanni Battista di Paverano.
Nell'ottobre del 1118 sbarcava infatti a Genova papa Gelasio II scortato da dieci galee, da lui chieste ai consoli della città perché lo proteggessero dalle incombenti minacce dell'imperatore Enrico IV e dell'antipapa Gregorio VIII.
Durante il suo breve soggiorno Gelasio volle consacrare solennemente la nuova cattedrale di S.Lorenzo, nel cui Tesoro sono a tutt'oggi conservati i sacri paramenti con i quali il Pontefice officiò la cerimonia. Poi prima di ripartire consacrò anche (narra il Federici) la chiesa di S. Giovanni Battista di Paverano che era sorta da poco su una altura solitaria situata nella valle del Bisagno, all'epoca fuori delle mura cittadine.
Su questa altura, chiamata Papariano, vi era un antico castelliere di guardia alla piana del Bisagno a nord, e all'antica via romana in direzione sud. Era una zona ampia nella quale si coltivava la vite, si conducevano greggi al pascolo, sorgeva qualche abitazione colonica.
Su questa zona, in parte coltivata, in parte selvaggia, emergeva il poggio che verso il millecento l'ordine dei canonici regolari di S.Croce di Mortara scelse a sede di un suo nuovo Priorato.

L'Ordine dei Mortariensi si era stabilito da non molto a Genova nella parte occidentale, extra moenia della città. Col tempo si era sviluppato nel contado ed erano sorti così, l'un dopo l'altro una decina di Priorati tra i quali il nostro di S. Giovanni Battista di Paverano (1118) da cui ha avuto origine la chiesa ed il convento di Nostra Signora del Monte (1182), passati poi nella prima metà del '400 all'ordine dei frati minori che vi sono tutt'ora.

E nel 1158 chiesa e convento vengono posti sotto la protezione della sede apostolica da papa Adriano IV. A Genova degli antichi Priorati Mortariensi è rimasto non solo il ricordo storico, ma insigni monumenti d'arte, centri di culto e di carità. Tra questi la stessa chiesa romanica di S. Giovanni Battista di Paverano che, rovinata dal piccone vandalico durante la rivoluzione francese, fu salvata in extremis e parzialmente restaurata.

I Priorati Mortariensi erano costituiti da pochi membri. Accanto al Priore, un Diacono, un Suddiacono, alcuni chierici minori o frati senza ordini costituivano il Capitolo con ordine di delibera in caso di ordinaria amministrazione. La loro attività si estendeva all'insegnamento sia scolastico che di dottrina cristiana non ripudiando il lavoro manuale, specialmente quello agricolo. Si impegnavano a vivere vita comune senza divisione di proprietà.

Il Priorato di Paverano era salito a notevole importanza tra quelli dello stesso ordine Mortariense in Genova. L'epoca dei Priorati Mortariensi si chiuse, in Genova, al principio del secolo XV, allorché papa Martino V ne annetteva le prepositure alla congregazione dei canonici regolari di Laterano. San Giovanni di Paverano, nel 1411, passava, con altri privilegi, in commenda (Istituzione medioevale, consistente nell'affidare un beneficio ecclesiastico vacante, in custodia o in temporanea amministrazione al titolare di un beneficio contiguo; oppure nell'affidare la gestione di conventi a prelati secolari o laici) al cardinale Ludovico Fieschi.
II possesso fruttava 160 ducati annui, una somma quindi rispettabile che veniva utilizzata come fondo per la schola cantorum della cattedrale di S.Lorenzo.

Nel 1595 la chiesa ed il convento vennero acquistati dal patrizio genovese Bernardo Oncia, perché la compagnia di Gesù ne facesse sede del proprio noviziato. La "Compagnia di Gesù" si affermò ben tosto come valida ausiliatrice della chiesa, nella lotta contro lo scisma, l'eresia, l'ignoranza, la corruzione e la barbarie.

Negli anni 1656-57 il complesso di Paverano fu trasformato in lazzaretto per lo scoppio della peste. Ancora una volta il Paverano, in occasione della terribile epidemia, pose al servizio della città il suo complesso perché fosse adibito a lazzaretto non essendo più sufficiente quello principale della Consolazione. La storia ricorda molti monaci e preti che si erano rinchiusi per servire gli appestati e ne morirono per contagio. Presiedeva a Paverano, come commissario del magistrato di Sanità il nobile Francesco Spinola, il quale prodigandosi tra gli appestati si ammalò di contagio, e morente volle essere sepolto nel suo lazzaretto di Paverano. Il noviziato dei gesuiti, in Paverano durò fino al 1659, allorché fu trasferito sul colle di Carignano.

Nel 1687 i Gesuiti vendettero il complesso di Paverano all'ordine delle Scuole Pie (cosiddetti padri Scolopi) i quali vi installarono il proprio noviziato. Durante la loro permanenza ben 223 religiosi vestirono il sacro abito e formarono la loro preparazione al Paverano. A loro si deve l'educazione e l'istruzione della gioventù, ed il primato in tutta Europa dell'insegnamento popolare e gratuito. Parecchi religiosi assunsero a notevole reputazione per dottrina e per doti didattiche e nell'insegnamento universitario.

Nell'anno 1797, la rivoluzione francese arrivava anche a Genova. Mentre il popolo dava alle fiamme in piazza Acquaverde, ai piedi dell'albero della libertà, il libro d'oro della repubblica e l'insegna del Doge, il nuovo governo democratico Ligure scioglieva gli ordini religiosi e sospendeva in molte chiese le funzioni di culto.

Anche i Padri Scolopi dovettero andarsene; la Chiesa fu chiusa e furono soppresse le pratiche di culto.

La proprietà del complesso di Paverano passò in mani private e fu adibita a civile abitazione. Fu spogliato di ogni opera d'arte e ridotto nel più squallido abbandono.

Della chiesa rimasero in piedi i muri laterali fino ad una certa altezza, una parte della facciata, l'abside, ed in parte la navata di destra. Superstite del patrimonio artistico di Paverano è la decollazione di S.Giovanni Battista attribuita al Fiasella, nella Chiesa di S.Margherita a Marassi. Pure a Marassi è il ritratto del Calasanzio ed una tela in cui questi sta operando la guarigione miracolosa di una suora.

Nell'anno 1827 la proprietà di Paverano fu venduta all'asta pubblica.
Il Comune di Genova aveva in progetto fin dal 1600 la costruzione di un ricovero per i poveri e mendicanti. Soltanto verso il 1842 si costituì in Comune un sodalizio per raccogliere i fondi necessari per la costruzione di un ricovero di mendicità.
La commissione incaricata prese in esame vari vecchi edifici da convertire allo scopo, e la scelta cadde sul convento di S .Giovanni Battista di Paverano

Fatta la ristrutturazione e terminati i lavori nel giugno 1853 l'amministrazione deliberò l'apertura del ricovero
I ricoverati in principio erano 70 ma in pochi anni aumentò il numero in maniera considerevole. Accanto ai vecchi inabili furono accolti anche bambini e bambine sotto la guida di suore e di un rettore spirituale.

La possibilità di ricovero era inferiore alle richieste, allora il Comune decise una nuova costruzione nel quartiere della Doria dove, nell’anno 1911 fu trasportato il Ricovero di Mendicità del Paverano il quale non cessò di vivere ma aprì le sue porte alle ammalate mentali, provenienti dall'ospedale psichiatrico di via Galata in Genova.

Paverano divenne quindi sede della clinica delle malattie nervose e mentali, diretta dall'illustre scienziato Enrico Morselli.
Neurologo e psichiatra, nacque a Modena nel 1852, morì a Genova nel 1929. Si laureò in medicina a Modena nel 1874. Nel 1877 divenne libero docente di psichiatria e direttore dell'ospedale psichiatrico di Macerata. Morselli effettuò una radicale riforma degli antiquati ordinamenti, ed introdusse innovazioni dei mezzi terapeutici e di assistenza, che costituirono vere anticipazioni in fatto di tecnica manicomiale.
Nel 1880 passò alla direzione dell'ospedale psichiatrico di Torino e della Clinica psichiatrica; nel 1889 alla cattedra di psichiatria e neuropatologia a Genova, dove dal 1905 al 1910 insegnò anche psicologia sperimentale. L'attività scientifica del dottor Morselli ha riguardato la neurologia, la psichiatria, la psicologia sperimentale e la filosofia. Tra le sue opere principali meritano di essere ricordate "Critica e rforme del metodo in antropologia", "Manuale di Semeiotica delle malattie mentali", "Le nevrosi traumatiche", "Antropologia generale".


Al Paverano trovò sede la clinica neuropsichiatrica dell'Ateneo genovese, e fu costruita un'aula nel prolungamento dell'attuale sacrestia per gli studenti universitari. L'istituto era dotato anche di sala anatomica per i rilievi anatomopatologici.
Nel corso dei suoi studi il prof. Isola conobbe al Paverano il prof. Morselli e fu da questi considerato tra i suoi allievi prediletti. L'affetto del professore fu tanto forte che nel 1934 volle che nell'istituto fosse murata una lapide a ricordo della brillante attività didattica e scientifica svolta dal maestro. Il testo della lapide venne scritto dallo stesso prof. Isola:

ENRICO MORSELLI
FILOSOFO - NEUROPSICHIATRA - UMANISTA
QUESTO ISTITUTO DI PAVERANO
PER PIU' LUSTRI SEDE
DELLA REGIA CLINICA NEUROPSICHIATRICA
VIDE IL PERIODO AUREO
DELLA PRODIGIOSA OPEROSITÀ DEL MAESTRO
CHE PER OLTRE MEZZO SECOLO
TENNE ALTO IL DECORO DELLA SCIENZA ITALIANA

La lapide venne collocata proprio nello studio del professor Isola. All'epoca lo studio, che per molti decenni era stato sede dell'aula universitaria, era già dotato di un apparecchio radiologico. Lo spirito del prof. Morselli, in questo modo, ritornava in mezzo a quegli infelici ai quali dedicò tutta la sua vita di medico e di scienziato.
Nel corso degli anni la lapide ebbe altre collocazioni all'interno dell'Istituto.


La figura del prof. Isola fu determinante nell'unire il pensiero scientifico, di cui Morselli era maestro, alla cultura dell'assistenza di Don Orione.

Nella vita del prof. Isola, uomo di profonda cultura umanistica, fu infatti risolutivo l'incontro con un uomo di eccelse doti spirituali: Don Orione, che lo prescelse a Direttore sanitario nel dicembre del 1933. Da allora egli svolse questo compito con generosa dedizione ed intelligente bontà.

Con l'inaugurazione della nuova clinica neuropsichiatrica a S.Martino (1931) l'antico complesso del Paverano venne abbandonato dagli universitari e continuò la sua funzione di ricovero di mendicità finché il 10 Agosto 1933 passò all'Opera di Don Orione che vi instaurava il Piccolo Cottolengo Genovese.
Attualmente, per volontà della Direzione del Piccolo Cottolengo di Don Orione, la lapide che ricorda l'opera di un grande maestro della neuropsichiatria, con le espressioni dettate dal prof. Isola, primo Direttore Sanitario del Paverano, è collocata nel perimetro esterno della Chiesa di San Giovanni Battista di Paverano.
Durante l'ultimo conflitto, e precisamente nei giorni 6 e 7 novembre 1943, la chiesa venne gravemente danneggiata ed il suo aspetto attuale è successivo a tale data.

Pergamena del 1168 con la quale Papa Alessandro II conferma diritti e privilegi ai Priori Mortariensi di S.Teodoro.
-Civica Biblioteca-



Fine del priorato mortariense di S.G.Battista in Paverano (1442)
- Civica Biblioteca -

Testimonianza della trasformazione della chiesa in lazzaretto avvenuta durante la pestilenza del 1656-1657.
L'affresco raffigurante S.Ignazio di Lojola,visibile nella navata di destra della chiesa, é testimonianza della presenza dei Padri Gesuiti a Paverano per un centinaio di anni a partire dal 1606


Il colle di Paverano nel 1676


Paverano a cavallo tra 800 e 900


La chiesa di S.Giovanni Battista nel 1924


Paverano è sede del Manicomio sino al 1931

Il professor Enrico Morselli

Lo studio del prof. Domenico Isola con la lapide in ricordo di Morselli

La chiesa nel 1983, durante i festeggiamenti per il 50° anniversario di Paverano. S.Messa celebrata da S.E. Cardinal Siri.

La nostra chiesa è dedicata a San Giovanni Battista. Per approfondire la storia, la devozione e le tradizioni legate alla figura del Santo nel genovesato, click qui.